La crisi di impresa e la ristrutturazione aziendale

La percezione da parte dell’imprenditore dell’opportunità di una ottimizzazione finanziaria o della ristrutturazione del debito avviene solitamente con tempistiche ottimali per questo tipo di progetto? Od invece nella maggior parte dei casi avviene in  ritardo?
 
Purtroppo, per nostra esperienza, nella maggior parte dei casi tale percezione è tardiva, poiché a prevalere è invece l’idea che quanto accade dipenda da una situazione momentanea. Spesso è così, ma si dovrebbe tenere presente il fatto che la “semplicità” e le probabilità di successo di un progetto di ottimizzazione finanziaria sono tanto maggiori quanto più tempestiva è la sua elaborazione.
Difatti poiché tali progetti durano spesso dai 6 ai 12 mesi od addirittura 18 mesi, a causa delle lungaggini legate al processo negoziale che li caratterizza, mal si prestano ad essere affrontati in condizioni di emergenza e carenza di liquidità.
Ecco allora che alcuni segnali, sia economici che patrimoniali, cui peraltro si dovrebbe prestare attenzione anche nella gestione ordinaria dell’azienda, possono tornare molto utili anche da questo punto di vista. Banalmente tra quelli economici ricordiamo la progressiva riduzione del fatturato e l’erosione dei margini, mentre tra quelli patrimoniali la crescita del capitale circolante ed in parallelo dell’indebitamento bancario corrispondente, sia a breve che a lungo termine.

Ecco quindi che se i margini sono diminuiti, i tempi di pagamento dei vostri clienti si stanno allungando, e per le ragioni più svariate i capitali immobilizzati a magazzino stanno crescendo, costringendovi a ritardare alcuni pagamenti ai fornitori, o peggio ancora al fisco, e ad aumentare l’utilizzo delle linee a breve, od addirittura di quelle a medio lungo - per supportare la gestione corrente anziché gli iinvestimenti a lungo termine - potrebbe essere il caso di effettuare un approfondimento di analisi simulando gli effetti sull’equilibrio finanziario futuro di un eventuale persistere di tali “segnali” – che comprensibilmente si spera siano solamente temporanei - per capire se non sia prudentemente il caso di rivedere alcune modalità operative in azienda e ripensare i piani di ammortamento dei vostri impegni finanziari (in toto od in parte).

Cosa fare qualora un tale supplemento di analisi suggerisse l’opportunità di un intervento correttivo (che, non può essere solamente sospendere i pagamenti di imposte, ritenute, IVA, …)?

Solitamente gli interventi che vengono effettuati in merito sono di due grandi tipologie, industriale e finanziaria, e tranne in casi particolari non possono esistere gli uni senza gli altri.

In questa sede vogliamo soffermarci su quegli interventi di natura finanziaria nei quali le obbligazioni dell’azienda verso il ceto creditizio (Banche, fornitori, …) vengono “riallineate” alle capacità di rimborso della stessa.

A tal fine viene solitamente predisposto un piano, con relative proiezioni economico-finanziarie, nel quale per le varie tipologie di debito vengono indicate l’entità e le modalità del rimborso ed in generale tutte le operazioni tese a mettere in equilibrio finanziario l’azienda (manovra finanziaria). Sempre nel piano si esplicitano gli assunti di business (previsioni di vendita, marginalità, …) e si forniscono elementi a supporto degli stessi (indagini di mercato, andamento storico,…).

Il piano è di fatto una proposta da portare ai creditori e da affinare con loro per arrivare ad un documento condiviso. Questo processo di condivisione è una vera e propria trattativa negoziale, che dura solitamente svariati mesi - soprattutto se vede coinvolti numerosi istituti di credito - durante i quali vengono messe a punto varie revisioni intermedie di piano, che devono inglobare tra l’altro l’aggiornamento dei dati consuntivi, sino ad arrivare a quella definitiva, che gode del consenso di tutti. Si tratta di un processo che porta via molto tempo - soprattutto a causa delle revisioni ed aggiornamenti di cui sopra, nel quale il supporto di un professionista specializzato in questo tipo di attività è quasi sempre necessario.

Già in fase di finalizzazione della prima proposta di piano è necessario avere in mente – ed ancora una volta è consigliabile farsi guidare da un professionista in ristrutturazioni - l’istituto giuridico più adatto al vostro caso, poiché lo stesso piano e la manovra finanziaria in esso contenuta avranno caratteristiche diverse a seconda dell’istituto scelto. La scelta spazia dalla semplice trattativa alle soluzioni previste dalla legge fallimentare: il piano di risanamento dei debiti (ex art. 67 L.F.), l’accordo di ristrutturazione del debito (ex. Art. 182 bis L.F.), il concordato preventivo, …
Poniamo quindi che vi troviate nella situazione seguente: nel corso degli anni di crisi la vostra azienda ha saputo adattarsi – da un punto di vista industriale – ma la simulazione dell’effetto nel futuro del nuovo punto di equilibrio industriale raggiunto evidenzia che la cassa generata non sarà sufficiente ad onorare i debiti ed i relativi piani di rimborso concordati in passato, e si rende pertanto consigliabile intraprendere il percorso delll'ottimizzazione finanziaria, o della ristrutturazione del debito.

Come fare?

Le aziende più grandi hanno spesso un management con le competenze economico finanziarie idonee a gestire in autonomia questo tipo di operazioni e risorse interne sufficienti per supportarlo, ma per la maggior parte delle volte anche in casi simili gli istituti di credito chiedono - a maggior garanzia di obiettività e trasparenza - che a predisporre il piano di ottimizzazione/ristrutturazione finanziaria siano dei soggetti terzi che affianchino poi l'azienda anche nelle trattative.

Ecco quindi che l’imprenditore si trova a dover individuare chi lo possa assistere in un’attività importante e delicata per il futuro dell’azienda.

Esistono varie tipologie di operatori, dalle società di advisory specializzate nella ristrutturazione del debito agli studi di commercialisti con esperienza nel campo.
Trattandosi di processi complessi che potrebbero durare un anno o più è sicuramente importante che il feeling dell’imprenditore e del management (soprattutto il responsabile amministrativo e finanziario) nei confronti dei professionisti che si occuperanno del progetto sia ottimo.

In tal senso Vi ricordiamo di prestare attenzione al fatto che non è detto che questi ultimi coincidano con chi il progetto lo ha venduto e si è presentato come capo progetto. Scriviamo ciò perché le referenze, cioè altre operazioni simili portate a termine con successo in passato, sono un aspetto rilevante. Però - a giudizio di chi scrive - le referenze della società di consulenza in sé hanno importanza limitata, perché se tali referenze consistono in progetti svolti da persone che hanno lasciato la società in questione è molto probabile che l’esperienza relativa se ne sia in gran parte andata via con loro. Poco conta che sia rimasto colui che si presenta come capo progetto, se poi solitamente a fare il lavoro erano e sono altri. In questi, come in molti altri casi, a fare la differenza sono le persone.

Ecco perché nella scelta di questa tipologia di fornitore - l'advisor finanziario nella fattispecie - è consigliabile prendere alcune precauzioni nella stesura del contratto di servizio, chiedendo che vengano indicati ruoli e nomi dei professionisti che saranno assegnati al progetto, ed in particolari di colui che sarà l’interfaccia operativa principale con la vostra azienda, raccogliendo le informazioni, facendo le interviste, incontrando le banche, lavorando fianco a fianco con il vostro direttore amministrativo finanziario, perché è questa persona ad essere il vero capo progetto, a prescindere da chi il progetto ve lo sta vendendo.

In ragione di ciò nel contratto di servizio andrebbero indicate le referenze non della società ma di progetto, cioè le referenze declinate per ciascuno dei membri della squadra di progetto, anche al fine di poter eventualmente condurre una verifica diretta con alcuni dei clienti precedenti, prima di procedere alla firma.

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