L'andamento in Italia del settore vinicolo e le opportunità di crescita ed internazionalizzazione con acquisizioni aziendali

Nel corso del 2017 i conti economici delle imprese italiane operanti nel settore vitivinicolo non si sono mossi in modo omogeneo; molte aziende sono andate bene, alcune hanno registrato perdite rilevanti, mentre nel complesso esclusivamente i produttori di “bollicine” si rapportano al futuro con sguardo ottimista.

Le imprese operanti in detto settore, pur impegnate nell’operatività e nel divenire stagionale di eventi che le caratterizza, sono chiamate a delineare la propria strategia di sviluppo, sia essa correlata alla crescita per linee interne (Es: acquisizione di nuovi clienti/mercati) sia invece legata all’acquisizione di aziende operanti nello stesso settore. Certo, va ricordato che l’attuale arena competitiva vede numerosi (e dimensionalmente rilevanti) operatori economici pronti a concedere forti sconti ai potenziali clienti (a scapito dei margini operativi) e che gli investimenti necessari a costruire un’adeguata rete commerciale risultano particolarmente rilevanti.

Dal nostro punto di vista risulta evidente che avviare in questi anni una campagna di acquisizioni aziendali possa costituire un ottimo strumento per la crescita e lo sviluppo dell’impresa, oltre a consentire un buon investimento considerato il rapporto rischio/rendimento.

Analizziamo quindi di seguito i principali indicatori economici relativi al biennio 2017-2018.

Le stime e previsioni della produzione mondiale di vino relative all’anno 2017 indicano infatti un valore compreso nella forbice 246-253 milioni di ettolitri, registrando un calo del 9% rispetto al precedente anno, mentre il consumo mondiale di vino si mantiene costante sul livello di 243 milioni di ettolitri. Pur permanendo una situazione di eccesso di capacità produttiva prosegue il processo di riduzione della stessa iniziato negli anni passati.

L’Italia si conferma il primo produttore con 42 milioni di ettolitri, seguito da Francia e Spagna che registrano, rispettivamente, una produzione di 36 e 32 milioni di ettolitri; tuttavia le riduzioni di produzione rispetto all’anno precedente, per tutti e tre i paesi, risultano numericamente rilevanti, attestandosi rispettivamente a -17%, -19% e -20%. In tale contesto di riduzione delle produzioni i vini spumanti stupiscono per la loro crescita in volumi, pari all’11,2%. Per quanto riguarda le esportazioni, il commercio di vino vede primeggiare di nuovo Italia, Francia e Spagna che, globalmente considerate, rappresentano oltre il 58% del valore delle esportazioni mondiali. 

Ma come si muovono i fatturati delle principali imprese vitivinicole italiane? e quali sono le aspettative per l’anno in corso?

Il fatturato del 2017 delle principali 155 imprese vitivinicole italiane cresce del +6,5% rispetto al 2016, per l’effetto combinato di export (+7,7%) e vendite interne (+5,2%), mentre l’Ebitda, vale a dire il margine operativo lordo, è in piccola contrazione passando da 10,2% a 10,0%. Per il 2018 la maggior parte delle imprese attende una crescita contenuta dei volumi, mentre i produttori di spumanti risultano particolarmente ottimisti, soprattutto con riferimento ai mercati esteri.

Vediamo maggiormente in dettaglio quali sono le dinamiche all’interno di questo gruppo di imprese di due importanti macrocategorie, le 32 aziende produttrici di spumante, e le restanti 123 che non lo producono.

Il mercato estero dello spumante è in crescita da 5 anni, ed è passato da € 420 mil nel 2012 ad € 580 mil nel 2016 (+38,1%); il fatturato totale netto (comprese le vendite domestiche quindi) dei produttori di spumanti, nello stesso periodo, è cresciuto del 30,1%. Durante tale quinquennio le 123 imprese non produttrici di spumanti hanno conosciuto una crescita più modesta per dimensioni, tuttavia interessante numericamente (vendite totali + 14,4%). In tema di redditività si registra una crescita della marginalità operativa sia per i produttori di bollicine (da 6,7% a 8,9%) che per gli altri (da 9,1% a 10,2%), nel quinquennio; da notare però, per entrambi gli insiemi di imprese, la riduzione della redditività media dell’ultimo anno (vale a dire 2016 su 2015), da 9,6% a 8,9% per le bollicine e da 10,4% a 10,2% per gli altri. 

Riservandoci di sviluppare eventualmente nei prossimi articoli il punto qui vogliamo quindi evidenziare come, in tale contesto, la crescita aziendale possa avvenire più celermente attraverso l’acquisizione di un‘impresa concorrente (rispetto alla “via classica” delle linee interne, utilizzando il gergo alpinistico) ma, tenuto conto che le imprese di settore registrano andamenti non omogenei, che il mercato non è stabile ed i multipli di vendita sono elevati, risulterà importante scegliere con cura l’impresa obiettivo, le modalità di acquisizione ed i consulenti da coinvolgere nel progetto.

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